Fino a pochi anni fa la sicurezza informatica era una partita tra persone: chi attaccava e chi difendeva. Oggi in campo c’è un nuovo giocatore, l’intelligenza artificiale, e gioca per entrambe le squadre. Capire come cambia il rapporto tra intelligenza artificiale e cybersecurity aiuta a difendersi meglio e a non farsi abbagliare dalle promesse di marketing.
Cosa si intende per intelligenza artificiale nella sicurezza informatica?
Nella sicurezza informatica, “intelligenza artificiale” indica sistemi capaci di analizzare grandi quantità di dati, riconoscere schemi e anomalie e generare testi, voci o immagini. Sotto la stessa etichetta convivono tecniche molto diverse:
- apprendimento automatico (machine learning), che impara dai dati cosa è “normale” per segnalare ciò che non lo è;
- IA generativa, come ChatGPT e simili, che produce testi, codice, immagini, audio e video;
- sistemi a regole, non “intelligenti” in senso stretto ma spesso venduti con l’etichetta IA.
Come usano l’IA i criminali informatici?
L’IA non ha inventato nuovi crimini: ha reso quelli vecchi più veloci, più economici e più credibili.
- Phishing su misura. Email senza errori, nel tono giusto, personalizzate con informazioni prese da siti e social. Il Rapporto Clusit 2026 registra in Italia una crescita del 66% degli incidenti gravi basati su phishing e ingegneria sociale nel 2025. → Come riconoscere il phishing
- Voci e video falsi (deepfake). Bastano pochi secondi di audio per clonare una voce. Nel 2025 in Italia la voce del ministro della Difesa è stata imitata per chiedere denaro a noti imprenditori. → La truffa del CEO con voce deepfake
- Automazione. Ricerca di sistemi vulnerabili, tentativi di accesso, traduzione di truffe in tutte le lingue: tutto in scala, a costi bassissimi.
- Supporto alla scrittura di codice malevolo, che abbassa la soglia d’ingresso per criminali meno esperti.
Come aiuta l’IA chi si difende?
Per un’organizzazione piccola, il problema non è la mancanza di dati, ma l’eccesso. Un firewall, un antivirus e un server di posta producono migliaia di righe di log al giorno. Nessun titolare di studio può leggerle, e nemmeno la maggior parte dei tecnici.
Qui l’IA, e più in generale l’automazione intelligente, è davvero utile:
- Riconoscere ciò che è anomalo: un computer che alle 3 di notte invia grandi quantità di dati all’estero, un accesso da un Paese mai visto.
- Mettere in relazione segnali diversi: dieci eventi apparentemente innocui che, insieme, raccontano un attacco in corso.
- Ridurre i falsi allarmi: imparare le abitudini dell’ufficio per non disturbare quando non serve.
- Spiegare in linguaggio semplice: trasformare “alert ET MALWARE su 192.168.1.23” in “Il PC della segreteria ha provato a collegarsi a un sito noto per diffondere virus. Il collegamento è stato bloccato”.
Cosa può fare l’IA per la sicurezza, e cosa no
| Può fare | Non può fare |
|---|---|
| Analizzare grandi volumi di eventi in pochi secondi | Garantire che nessun attacco vada a segno |
| Segnalare comportamenti fuori dalla norma | Capire da sola il contesto di uno studio senza un periodo di apprendimento |
| Ridurre gli avvisi inutili | Evitare del tutto errori e falsi allarmi |
| Riassumere un problema in parole semplici | Sostituire il tecnico quando un computer va controllato e ripulito |
| Applicare subito una risposta (bloccare, isolare) | Rimediare a backup assenti o password deboli |
Un principio che riteniamo fondamentale: le decisioni di sicurezza non vanno scaricate su chi non è del mestiere. Il sistema blocca e isola da solo, con regole chiare e azioni limitate e reversibili; il titolare riceve una spiegazione comprensibile, il tecnico i dettagli, e tutto viene registrato.
Promesse da cui diffidare
Il mercato della sicurezza è pieno di slogan. Alcuni campanelli d’allarme:
- “Protezione totale” o “100% sicuro”: non esiste.
- “L’IA blocca tutto”: nessun sistema lo può garantire. Diffida di chi agisce senza spiegare cosa ha fatto e perché, e senza un registro da consultare.
- “Ti rende conforme a GDPR/NIS2”: un prodotto aiuta a dimostrare misure di sicurezza, ma la conformità riguarda l’organizzazione, non un apparecchio.
- Nessuna spiegazione di cosa fa l’IA e di quali dati usa.
IA, dati e regole: cosa sapere
Se un sistema di sicurezza basato su IA analizza il traffico dello studio, tratta anche dati personali (di dipendenti e clienti). Vanno quindi chiariti dove finiscono i dati, per quanto tempo restano e chi può vederli. Inoltre:
- il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (AI Act) introduce obblighi graduali di trasparenza e alfabetizzazione per chi sviluppa e usa sistemi di IA;
- in Italia la Legge 132/2025 chiede ai professionisti che usano l’IA di informarne i clienti.
Ne parliamo in dettaglio nell’articolo su come usare ChatGPT e l’IA generativa in studio senza rischi.
Il nostro approccio con Strega Defence
In Strega Defence il “cuore” che decide cosa passa e cosa no è un firewall tradizionale e verificabile (OPNsense). Sopra c’è una piattaforma che raccoglie i segnali, scarta il rumore, riconosce le situazioni che contano e le spiega in italiano semplice: cosa è successo, quanto è grave, cosa conviene fare. Le decisioni le prende il sistema: blocca la minaccia e, se un computer si comporta in modo anomalo, lo isola finché il tecnico non lo controlla. Ogni azione viene spiegata e registrata. È l’uso dell’automazione che riteniamo più utile e più onesto per uno studio: nessuna decisione tecnica sulle spalle del titolare. Scopri Strega Defence.
Per capire da dove partire, prova la checklist di sicurezza in 10 domande.
Domande frequenti
L’intelligenza artificiale rende gli attacchi informatici più pericolosi?
Li rende più credibili ed economici. Email di phishing senza errori, voci clonate e attacchi automatizzati raggiungono più persone con meno sforzo. Le difese di base, come la verifica delle richieste e l’autenticazione a due fattori, restano però efficaci.
Un antivirus o un firewall con intelligenza artificiale è più sicuro?
Non necessariamente. L’IA è utile per riconoscere anomalie e ridurre i falsi allarmi, ma la qualità dipende da come è progettata, da come viene aggiornata e da chi controlla le decisioni. Conta il risultato: avvisi utili, comprensibili e tempestivi.
L’IA può sostituire il tecnico informatico?
No. Può alleggerirne il lavoro, filtrando il rumore e segnalando i problemi in modo chiaro, ma le decisioni importanti, gli interventi e la manutenzione richiedono una persona competente.
Cos’è un falso positivo?
È un allarme che segnala un pericolo che in realtà non c’è. Troppi falsi positivi sono dannosi, perché portano le persone a ignorare gli avvisi, compresi quelli veri. Ridurli è uno degli obiettivi principali dell’automazione nella sicurezza.
I sistemi di sicurezza basati su IA trattano dati personali?
Spesso sì, perché analizzano traffico, accessi e dispositivi riconducibili a persone. Per questo bisogna sapere quali dati vengono raccolti, dove sono conservati, per quanto tempo e chi vi accede, e informare dipendenti e collaboratori.
Fonti e approfondimenti
- Rapporto Clusit 2026 – dati principali — Clusit, 11 marzo 2026.
- ENISA Threat Landscape 2025 — ENISA, ottobre 2025.
- Regolamento (UE) 2024/1689 sull’intelligenza artificiale (AI Act) — EUR-Lex.
- Legge 23 settembre 2025, n. 132 – Gazzetta Ufficiale n. 223 del 25/09/2025 (PDF) — Gazzetta Ufficiale.
- Truffa con la voce clonata di Crosetto: le vittime — Calcio e Finanza, 11 febbraio 2025.
- About OPNsense — OPNsense.
Scritto da Ing. Sergio Florio, fondatore di Strega Byte, ingegnere con oltre vent’anni di esperienza tra ricerca, sviluppo e impresa. Articolo aggiornato all’11 ottobre 2026.

