Salta al contenuto
Candidati al programma pilota
ItalianoEnglish
Guide pratiche

Il tuo studio è protetto? La checklist di sicurezza informatica in 10 domande

Dieci domande semplici per capire in 10 minuti se lo studio o la piccola impresa è protetto da attacchi informatici. Con punteggio e cosa fare dopo.

In breve
  • Questa checklist di sicurezza informatica per studi e piccole imprese contiene 10 domande: rispondi solo "sì" o "no".
  • Ogni "no" è una priorità, non una colpa: per ciascuna trovi cosa fare e la guida per approfondire.
  • Bastano 10 minuti e non serve alcuna competenza tecnica.
  • Se i "no" sono tre o più, conviene parlarne con il proprio tecnico di fiducia questa settimana, non "quando c'è tempo".

Il titolare di uno studio difficilmente ha il tempo di leggere manuali di sicurezza informatica. Ma sa rispondere a domande semplici sul proprio ufficio. Questa checklist di sicurezza informatica per lo studio è pensata così: dieci domande, risposte sì/no, e per ognuna una spiegazione di due righe.

Perché farla? Secondo il Cyber Index PMI 2025, l’indice di maturità delle piccole e medie imprese italiane in materia di sicurezza è di 55 su 100: in crescita, ma ancora lontano da un livello di tranquillità. E circa una PMI su quattro ha subito almeno un attacco negli ultimi tre anni.

Come usare questa checklist di autovalutazione

Prendi carta e penna (o le note del telefono). Per ogni domanda segna Sì solo se sei sicuro. Se non sai rispondere, segna No: non saperlo è già un’informazione importante.

Le 10 domande

1. Se domani un virus cifra tutti i file, sai da dove li recupereresti?

Serve almeno una copia di backup scollegata dalla rete dello studio, recente e provata: cioè qualcuno ha verificato di recente che i file si possono davvero ripristinare. Un backup mai provato è una speranza, non un backup. → La regola del backup 3-2-1

2. Posta elettronica e programmi in cloud chiedono un secondo codice oltre alla password?

L’autenticazione a due fattori (codice sul telefono, app o chiave fisica) è la singola misura più efficace contro il furto di account. Secondo uno studio di Microsoft Research del 2023, riduce il rischio di compromissione di oltre il 99%. → Password, MFA e passkey

3. Computer, smartphone e programmi si aggiornano automaticamente?

La maggior parte degli attacchi sfrutta difetti già noti e già corretti dai produttori. Se gli aggiornamenti vengono rimandati per settimane, la porta resta aperta. Vale anche per il router, il NAS e le stampanti.

4. Tra la rete dello studio e internet c’è qualcosa di più del router dell’operatore?

Il router serve a collegarsi a internet, non a proteggere lo studio. Un firewall controlla cosa entra e cosa esce e può avvisare quando qualcosa non va. → Perché il router non basta

5. Se un computer dello studio venisse infettato stanotte, qualcuno lo saprebbe domattina?

È la domanda più importante. Molti incidenti vengono scoperti dopo settimane, quando i dati sono già usciti. Serve un sistema che osservi e avvisi una persona precisa, in modo comprensibile.

6. Il Wi-Fi degli ospiti è separato da quello dei computer di lavoro?

Clienti, fornitori e dispositivi personali non dovrebbero mai condividere la rete con il gestionale e con i documenti dei clienti. Lo stesso vale per telecamere e dispositivi “smart”. → Wi-Fi ospiti e dispositivi IoT

7. Chi lavora da casa si collega allo studio tramite una VPN?

Programmi di controllo remoto lasciati sempre attivi e porte aperte sul router sono tra le vie d’ingresso preferite dagli attaccanti. Una VPN crea un canale cifrato e controllato. → VPN e lavoro da remoto

8. Tutti in studio saprebbero riconoscere un’email truffa e sanno a chi segnalarla?

Il phishing resta il modo più comune per entrare in un’organizzazione: nel rapporto ENISA Threat Landscape 2025 è il punto d’ingresso in circa il 60% dei casi analizzati. Con l’intelligenza artificiale le email truffa sono scritte sempre meglio. → Come riconoscere il phishing

9. Esiste una regola chiara su quali dati si possono inserire in ChatGPT e negli altri strumenti di IA?

Incollare un contratto o una dichiarazione dei redditi in un chatbot pubblico può significare consegnare dati riservati a terzi. Serve una regola scritta, breve e condivisa. → IA generativa in studio senza rischi

10. Se subisci un attacco, sai chi chiamare e in che ordine?

Un foglio con tre nomi e tre numeri (tecnico, consulente privacy, assicurazione se presente) e i passi da seguire fa risparmiare ore preziose. Ricorda che, in caso di violazione di dati personali, il GDPR prevede la notifica al Garante entro 72 ore quando ne ricorrono i presupposti. → Attacco informatico: cosa fare

Come leggere il punteggio

Conta i Sì.

Punteggio Cosa significa Cosa fare
9-10 Buon livello di attenzione Mantieni le abitudini e ripeti la checklist ogni sei mesi
6-8 Basi presenti, ma con buchi Affronta i “no” partendo da backup (1) e due fattori (2)
3-5 Studio esposto Pianifica un incontro con il tecnico entro due settimane
0-2 Rischio elevato Parti subito da backup, due fattori e aggiornamenti

Da dove cominciare se i “no” sono tanti?

Non tutto ha lo stesso peso. Se devi scegliere, l’ordine consigliato è:

  1. Backup scollegato e provato (domanda 1): è ciò che ti salva quando tutto il resto ha fallito.
  2. Autenticazione a due fattori sulla posta (domanda 2): costa pochi minuti e blocca la maggior parte dei furti di account.
  3. Aggiornamenti automatici (domanda 3).
  4. Qualcuno che osservi e avvisi (domande 4 e 5).
  5. Tutto il resto, una cosa alla volta.

L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) ha pubblicato consigli pratici dedicati a titolari, dipendenti e tecnici delle PMI nell’ambito della campagna “Accendiamo la cybersicurezza”: sono un ottimo complemento a questa lista.

Le domande 4 e 5 sono le più difficili? È normale

Backup, due fattori e aggiornamenti si possono sistemare con un intervento una tantum. Sapere in tempo reale cosa succede nella rete, invece, richiede qualcuno (o qualcosa) che osservi ogni giorno. È proprio il problema per cui stiamo sviluppando Strega Defence: una Box che protegge la rete dello studio e un’app che ti avvisa solo quando succede qualcosa che conta, spiegandolo in italiano semplice: le minacce le blocca da sola, senza lasciarti decisioni tecniche da prendere. Scopri Strega Defence.

Domande frequenti

Quanto spesso andrebbe ripetuta questa checklist?

Almeno ogni sei mesi e comunque ogni volta che cambia qualcosa di rilevante: nuovo personale, nuovo gestionale, trasloco, nuovo fornitore internet o nuovi dispositivi in rete.

Posso compilarla senza conoscenze tecniche?

Sì, è pensata per il titolare o il responsabile di segreteria. Se non sai rispondere a una domanda, segnala come “no” e chiedi al tuo tecnico di fiducia: la sua risposta ti dirà molto anche sul livello di attenzione con cui viene seguito lo studio.

Questa checklist sostituisce una valutazione dei rischi professionale?

No. È un’autovalutazione rapida per capire le priorità. Una valutazione dei rischi completa, utile anche ai fini del GDPR, richiede un’analisi più approfondita dei trattamenti, dei sistemi e delle procedure dello studio.

Qual è la misura più importante se posso farne una sola?

Il backup scollegato dalla rete e verificato con una prova di ripristino. È l’unica misura che permette di ripartire anche quando un attacco è andato a segno.

Un piccolo studio è davvero un bersaglio per gli hacker?

Sì, perché la maggior parte degli attacchi è automatizzata e colpisce chiunque presenti una debolezza, senza scegliere la vittima in base alle dimensioni. Gli studi custodiscono inoltre dati riservati e spesso hanno meno difese delle grandi aziende.

Fonti e approfondimenti


Scritto da Ing. Sergio Florio, fondatore di Strega Byte, ingegnere con oltre vent’anni di esperienza tra ricerca, sviluppo e impresa. Articolo aggiornato all’11 ottobre 2026.

Vuoi sapere se il tuo studio è protetto?

Strega Defence chiude la rete a ciò che non serve e ti avvisa solo quando conta, in italiano.