In molti studi legali, di commercialisti, di ingegneri o architetti la “sicurezza della rete” coincide con il router che il fornitore di internet ha installato il primo giorno. Funziona, la connessione c’è, e nessuno lo tocca più. Il punto è che un router non è un firewall per studio professionale: è un apparecchio pensato per portare internet in casa, non per proteggere dati riservati di clienti.
In questa guida spieghiamo, senza gergo, cos’è un firewall, in cosa si differenzia dal router e quando ha senso dotarsene.
Cos’è un firewall, in parole semplici?
Un firewall è un dispositivo (o un software) che si mette tra la rete dell’ufficio e internet e controlla ogni comunicazione, lasciando passare solo quella permessa dalle regole. Si può immaginare come il portiere di un palazzo: conosce chi abita lì, sa chi è atteso e ferma chi non ha motivo di entrare.
Un firewall moderno, oltre a filtrare, può fare altre cose utili:
- separare le reti: per esempio il Wi-Fi degli ospiti dai computer dello studio;
- riconoscere comportamenti sospetti, come un PC che prova a contattare un server noto per diffondere virus (questa funzione si chiama IDS/IPS, sistema di rilevamento e prevenzione delle intrusioni);
- gestire l’accesso da remoto in modo sicuro, tramite VPN;
- registrare cosa è successo, così da poterlo ricostruire e dimostrare.
Il router del fornitore internet non basta? Ecco la differenza
Il router dell’operatore ha un firewall di base: blocca le connessioni in ingresso non richieste e “nasconde” i computer interni dietro un unico indirizzo (si chiama NAT). È meglio di niente, ma si ferma lì.
| Router dell’operatore | Firewall per l’ufficio | |
|---|---|---|
| Scopo principale | Collegare a internet | Proteggere e controllare la rete |
| Traffico in uscita | Di solito tutto permesso | Solo ciò che serve |
| Rileva attività sospette | No, o in modo molto limitato | Sì (IDS/IPS, liste di blocco) |
| Avvisa qualcuno | No | Sì, se configurato per farlo |
| Registro degli eventi | Minimo, spesso non consultabile | Completo e conservabile |
| Reti separate (ospiti, telecamere) | Limitato | Sì |
| Aggiornamenti | Dipendono dall’operatore | Pianificati e controllati |
Il problema più grande non è tecnico ma pratico: nessuno guarda. Se un computer dello studio viene infettato e inizia a inviare dati all’esterno, il router lo lascia fare e nessuno riceve un avviso.
Perché il tema riguarda proprio gli studi e le piccole imprese
Spesso si pensa: “Chi vuoi che attacchi un piccolo studio?”. I numeri dicono il contrario.
- Nel 2025 in Italia sono stati censiti 507 incidenti informatici gravi, il 42% in più dell’anno precedente, pari al 9,6% di quelli registrati nel mondo (Rapporto Clusit 2026).
- Secondo il Cyber Index PMI 2025, circa una piccola e media impresa italiana su quattro ha subito almeno un attacco negli ultimi tre anni e circa una su tre non ha competenze digitali interne sufficienti.
- Gli attacchi più diffusi non “scelgono” la vittima: sono automatici e colpiscono chiunque abbia una porta lasciata aperta o un dipendente che clicca sul link sbagliato (ne parliamo nella guida su come riconoscere il phishing).
Uno studio professionale, inoltre, custodisce dati personali e riservati dei clienti. Il GDPR chiede misure di sicurezza adeguate e la capacità di accorgersi di una violazione e notificarla entro 72 ore quando necessario: approfondiamo nell’articolo su misure di sicurezza GDPR e data breach.
Cosa deve fare un buon firewall per un piccolo ufficio?
Per uno studio di 5-50 persone la potenza conta meno della semplicità d’uso. Ecco le funzioni che fanno davvero la differenza:
- Chiudere per impostazione. Tutto ciò che non serve al lavoro quotidiano resta bloccato; si apre solo ciò che serve.
- Sorvegliare in continuo. Connessioni verso indirizzi malevoli, tentativi ripetuti di indovinare una password, linea internet instabile.
- Avvisare in modo comprensibile. Un avviso utile dice tre cose: cosa è successo, quanto è grave, cosa conviene fare.
- Non disturbare per nulla. Troppi allarmi equivalgono a nessun allarme: dopo una settimana nessuno li legge più.
- Tenere un registro. Chi ha fatto cosa e quando: è la prova da mostrare a un cliente, a un consulente privacy o al Garante.
- Restare aggiornato. Un firewall non aggiornato è una porta con la serratura vecchia.
- Separare le reti. Ospiti, stampanti, telecamere e computer di lavoro non dovrebbero stare sulla stessa rete (vedi la guida su Wi-Fi ospiti e dispositivi IoT in ufficio).
- Permettere il lavoro da remoto in sicurezza, con una VPN al posto di porte aperte verso l’esterno (approfondimento: VPN e lavoro da remoto).
Quali sono le alternative, e i loro limiti?
| Scelta | Pro | Contro |
|---|---|---|
| Solo router dell’operatore | Nessun costo | Nessun controllo, nessun avviso |
| Firewall di marca acquistato e gestito da sé | Molto potente | Pensato per tecnici; spesso servono licenze annuali per protezioni e aggiornamenti |
| Apparato “fai da te” del tecnico di fiducia | Economico | Funziona finché qualcuno se ne ricorda; di solito nessun monitoraggio |
| Firewall gestito da un fornitore di servizi | Completo | Canoni elevati per un piccolo studio |
Non esiste la scelta giusta per tutti. La domanda da farsi è: se domani succede qualcosa, chi se ne accorge e come lo vengo a sapere? Se la risposta è “nessuno” o “non lo so”, c’è un problema da risolvere.
Un firewall basta da solo?
No. Il firewall protegge la rete, ma la sicurezza di uno studio si regge su più pilastri:
- backup fatti bene e provati (la regola 3-2-1), l’ultima difesa contro il ransomware;
- password robuste e autenticazione a due fattori (guida a password, MFA e passkey);
- aggiornamenti di computer e programmi;
- persone formate a riconoscere truffe e tentativi di inganno.
Per capire a che punto è il tuo studio, abbiamo preparato una checklist in 10 domande: si compila in dieci minuti.
Come affrontiamo il problema con Strega Defence
Strega Defence è la soluzione che stiamo sviluppando a Benevento proprio per chi non ha un reparto informatico. È composta da una Box che si collega tra la rete dello studio e internet e da un’app per telefono e computer.
- La Box chiude ciò che non serve e osserva il traffico.
- Quando succede qualcosa che conta, l’avviso arriva sul telefono, in italiano semplice: cosa è successo, quanto è grave, cosa fare.
- Le minacce vengono bloccate in automatico: tu ricevi la spiegazione, non una decisione tecnica da prendere, e ogni azione resta nel registro.
- Il cuore firewall è OPNsense, software open source diffuso e verificato da una grande comunità.
Strega Defence non promette una “protezione totale”, che nessuno può garantire: promette di farti sapere sempre se lo studio è al sicuro, senza dover diventare informatico. Scopri come funziona Strega Defence.
Domande frequenti
Il router del mio fornitore internet ha già un firewall?
Sì, quasi tutti i router hanno un firewall di base che blocca le connessioni in ingresso non richieste. Non controlla però il traffico in uscita, non riconosce comportamenti sospetti e non avvisa nessuno: per uno studio che custodisce dati di clienti non è sufficiente.
Un piccolo studio di 5 persone ha davvero bisogno di un firewall?
Il numero di persone conta poco: contano i dati che lo studio custodisce. Gli attacchi più comuni sono automatici e colpiscono chiunque sia vulnerabile, indipendentemente dalle dimensioni. Un firewall configurato bene riduce il rischio e, soprattutto, permette di accorgersi dei problemi.
L’antivirus non basta?
L’antivirus protegge il singolo computer; il firewall protegge la rete nel suo insieme, comprese stampanti, telecamere e dispositivi su cui l’antivirus non si può installare. Servono entrambi, perché coprono rischi diversi.
Il firewall rallenta la connessione internet?
Un firewall dimensionato correttamente per il numero di persone e per la velocità della linea non produce rallentamenti percepibili nel lavoro quotidiano. I rallentamenti nascono di solito da apparati sottodimensionati o configurati male.
Avere un firewall rende lo studio conforme al GDPR o alla NIS2?
No: nessun prodotto rende “conforme” un’organizzazione da solo. Un firewall con registro e rapporti periodici aiuta però a dimostrare di aver adottato misure di sicurezza adeguate, come chiede l’articolo 32 del GDPR, e a rispondere ai questionari di sicurezza dei clienti più grandi.
Cos’è OPNsense?
OPNsense è un software firewall open source, distribuito con licenza BSD a due clausole e sviluppato da una comunità internazionale. Essendo aperto, il suo codice può essere verificato da chiunque e non dipende da licenze chiuse di un singolo produttore.
Fonti e approfondimenti
- Rapporto Clusit 2026 – dati principali — Clusit, 11 marzo 2026.
- Cyber Index PMI 2025: cresce la consapevolezza digitale delle imprese — Confindustria, marzo 2026.
- Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR), testo ufficiale — EUR-Lex.
- Accendiamo la cybersicurezza: i consigli di ACN per le PMI — Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.
- About OPNsense — OPNsense.
Scritto da Ing. Sergio Florio, fondatore di Strega Byte, ingegnere con oltre vent’anni di esperienza tra ricerca, sviluppo e impresa. Articolo aggiornato all’11 ottobre 2026.

